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Gorizia, si inaugura in piazza Transalpina “La Donna Vitruviana” di Francesca Chialà con due performance di body art

Gorizia (lunedì, 14 luglio 2025) — Mercoledì 16 luglio alle 9.30, nel cuore simbolico di GO! 2025 – Capitale Europea della Cultura, piazza Transalpina, teatro della storica riunificazione tra Gorizia e Nova Gorica, sarà inaugurata dal Sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, la scultura-mosaico “La Donna Vitruviana” dell’artista, performer, regista e sociologa Francesca Chialà. Saranno coinvolti tantissimi bambini, in una spettacolare Performance di Body Art per promuovere la pace e la salvezza del pianeta.

di Alessio Bianchi

Attorno al cerchio mosaico di pietra posato al posto del muro abbattuto nel 2004 e simbolo della nuova Europa Francesca Chialà disporrà nell’atto performativo quattro grandi tele di 40 metri, dando forma a un enorme quadrato. Stimolati dalla musica, i bambini dipingeranno con mani e piedi le lunghe Tele della Pace, trasformandole in opere collettive, attraverso il gesto del corpo e il colore. Un’azione partecipativa che rievoca i due simboli geometrici di Leonardo, il cerchio e il quadrato, che incorniciano anche la scultura mosaico “La Donna Vitruviana”: il cerchio, simbolo del cielo e della perfezione spirituale, e il quadrato, immagine della terra da proteggere e custodire. Nell’armonia tra queste due forme si compie il senso profondo della Performance: radicarsi nella realtà per tendere verso l’ideale, unire i corpi e i cuori per costruire un futuro di Pace, proprio dove un tempo esisteva una barriera.

“La Donna Vitruviana” resterà fino a dicembre 2025 in Piazza Transalpina, come simbolo permanente di unione tra popoli, dialogo tra culture e impegno concreto per la sostenibilità. Realizzata in vetro e foglie d’oro e inserita in un cerchio e un quadrato di metallo, la scultura mosaico è composta da un uomo e una donna in equilibrio nella posizione dell’albero nello Yoga, simbolo di armonia tra maschile e femminile, tra Oriente e Occidente, tra scienza e spiritualità. Inaugurata all’Arsenale di Venezia durante la Biennale d’Arte 2024, l’opera lancia un forte appello alla salvezza del pianeta e alla promozione della pace, in linea con i valori e i contenuti di GO! 2025. La scultura mosaico ha un profondo e articolato messaggio: solo le donne e gli uomini insieme potranno salvare il pianeta se capaci di armonizzare la propria parte femminile e maschile, Animus e Anima come li chiamava Jung. L’immagine dell’uomo, creata unendo il corpo di una persona al volto tratto dal celebre disegno di Leonardo e trasformata in mosaico dai maestri di Spilimbergo, è stata realizzata con l’intelligenza artificiale generativa per sottolineare che, senza la ricerca scientifica al servizio dell’ambiente e dell’ecosistema marino, non potremo bloccare il riscaldamento globale. Il progetto è promosso dal Comune di Gorizia con il supporto organizzativo del GECT GO e in collaborazione con il Premio Sergio Amidei.

L’arte contemporanea dialogherà con il cinema nella seconda spettacolare performance di venerdì 18 luglio, grazie alla partnership con il Premio Internazionale alla miglior sceneggiatura cinematografica Sergio Amidei, in programma a Gorizia dal 7 al 23 luglio. Venerdì 18, alle 9.30, le quattro grandi tele già protagoniste della prima azione collettiva saranno dipinte sul lato opposto sempre da tanti bambini, in un gesto creativo che coniugherà arte partecipativa, sostenibilità e riuso dei materiali. Stimolati dalle colonne sonore dei film di Ferzan Ozpetek, i piccoli performer dipingeranno insieme alla Chialà le Tele della pace dall’altro lato, in un’esperienza immersiva che unisce movimento, colore e musica. L’evento vedrà la partecipazione degli ospiti del Premio Amidei, creando un ponte tra arti visive e cinematografiche all’interno del programma transfrontaliero di GO! 2025.

Nelle due Performance di Body Art del 16 e 18 luglio verranno utilizzati i sette colori della Pace, come simbolo universale di armonia e speranza. Un gesto artistico e collettivo che vuole onorare la memoria dei troppi bambini coinvolti nei teatri di guerra nel mondo, con un pensiero speciale rivolto ai bambini di Gaza e a tutte le giovani vite segnate dai conflitti. L’arte si fa così voce silenziosa e potente per ribadire il diritto all’infanzia, alla pace e alla bellezza, ovunque nel mondo.

Ogni anno il Premio Amidei attribuisce il prestigioso Premio all’Opera d’autore a un regista che abbia costruito un percorso autoriale originale e riconoscibile. Quest’anno il riconoscimento andrà a Ferzan Ozpetek, per il suo stile unico, la sua poetica intensa e lo sguardo puro ed eccentrico, che ha saputo raccontare l’intimità, le relazioni e le identità in modo profondamente umano. Il legame tra la Donna Vitruviana della Chialà e la poetica di Ozpetek è profondo, in particolare nel suo ultimo film “Diamanti”: entrambi celebrano l’equilibrio tra i poli opposti dell’essere umano, la delicatezza delle relazioni, la riconciliazione tra anima e corpo. In modo ancor più simbolico, questo dialogo si rafforza attraverso le radici turche di Ozpetek, regista nato a Istanbul e cresciuto artisticamente in Italia, figura-ponte tra Europa occidentale e orientale. Proprio a Gorizia, città simbolo del confine che ha diviso a lungo l’Europa, la performance sottolinea questa doppia identità, valorizzando il superamento delle divisioni e la costruzione di un dialogo aperto e inclusivo. Così, nella piazza che un tempo fu muro e ora è ponte, l’arte si fa gesto condiviso, azione di pace e dialogo tra culture, affidando ai bambini il compito di indicare una nuova via, capace di tenere insieme identità diverse, generazioni e visioni del mondo.

Il collegamento tra arte contemporanea e cinema è insito nel percorso artistico della Chialà, che ha fondato “La Festa delle 7 arti”, il movimento che unisce in modo innovativo e performativo le diverse discipline artistiche per stimolare l’impegno civile e culturale. Creato per promuovere i diritti umani e ambientali, il movimento fonde in chiave performativa arti visive, musica, danza, cinema, teatro, poesia e perfino lo sport, trasformando ogni performance in un’azione collettiva che restituisce all’arte la sua funzione sociale. Ogni suo atto performativo, installazione o scultura è un rituale collettivo. Per la Chialà l’arte non è semplice rappresentazione ma presenza attiva, capace di incidere sul reale. Va vissuta, si attraversa, si abita e il confine tra artista e spettatore si dissolve. I suoi progetti sono spazi di cura e mobilitazione: la comunità è parte integrante dell’opera. Propone la gioia come resistenza, una forma di attivismo con la forza generativa delle arti intrecciate tra loro, eliminando qualsiasi barriera. Un’arte che si potrebbe definire “Transfrontaliera”.

Gorizia è un luogo di pace, da cui oggi parte un forte messaggio di amicizia e di collaborazione grazie a GO! 2025, anche attraverso le molteplici forme rappresentate dall’arte. Ben venga quindi nello spirito della Capitale europea della cultura qualsiasi strumento foriero di pace: per quanto piccolo, il nostro territorio è un laboratorio oltre che una testimonianza concreta di pace”, rimarca il sindaco, Rodolfo Ziberna.

Il programma della Capitale europea della cultura sarà arricchito da un’opera importante e preziosa: la scultura mosaico “La Donna Vitruviana” dell’artista Francesca Chialà”, sostiene l’assessore alla Cultura del Comune di Gorizia, Fabrizio Oreti. E aggiunge: “Il progetto coinvolgerà bambini, giovani, artisti e realtà culturali del territorio, integrandosi con il Premio Amidei. Queste attività ci offriranno una grande visibilità sia a livello nazionale sia internazionale, valorizzando la ricchezza culturale e artistica della nostra terra e della collaborazione con la Slovenia, in piena sintonia con il tema di GO! 2025. Mi complimento con Francesca Chialà, grazie alla quale siamo riusciti a realizzare un’iniziativa senza precedenti in un luogo simbolico, che rappresenta al meglio la nostra visione nel cuore dell’Europa”.

Da parte sua l’artista aggiunge: “Ringrazio il sindaco Ziberna, l’assessore Oreti, tutte le straordinarie persone del Comune di Gorizia e del GECT che mi hanno aiutato a semplificare l’organizzazione di questo complesso progetto. Ringrazio i diversi centri estivi coinvolti e il meraviglioso team del Premio Amidei, con il suo direttore Giuseppe Longo, per la generosa accoglienza. La Donna Vitruviana è parte viva del mio cammino, intrecciato con la mia visione di arte come rito collettivo, come atto politico e spirituale. Sogno un’arte che stia nelle piazze, nei corpi, nelle relazioni e appartenga a tutti. Il mio pensiero va a Gaza, all’Ucraina, alle troppe guerre dimenticate nel mondo. Nelle due performance di Body Art, ogni bambino che dipinge con il proprio corpo, ogni mano che tende l’altra, è un piccolo atto di pace. “La Donna Vitruviana” non è una risposta, ma una domanda aperta. E forse proprio per questo, necessaria”.

Foto: Pierluigi Bumbaca Fotografo, Arhiv Goriski Muzej, GECT GO

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Last modified: Luglio 14, 2025
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