Gorizia (sabato, 29 novembre, 2025) — Due settimane di lavoro ininterrotto, pulizie, interventi urgenti, scelte temporanee e centinaia di prenotazioni cancellate. Così la chef stellata Antonia Klugmann racconta il percorso che ha portato alla riapertura del suo ristorante “L’Argine a Vencò”, travolto nella notte tra il 16 e il 17 novembre dall’esondazione del fiume Judrio. Oggi, finalmente, le porte si riaprono: 14 ospiti a pranzo e 17 a cena segneranno un nuovo inizio per un locale simbolo della ristorazione d’autore.
di Martina Santucci
Lo scenario vissuto durante l’alluvione è stato drammatico. «È stato in stile Titanic», racconta Klugmann, ricordando il momento in cui l’acqua ha iniziato a superare l’argine, rendendo impossibile qualsiasi evacuazione. «Ho temuto che il ristorante venisse spazzato via». L’acqua e il fango hanno raggiunto i 40 centimetri d’altezza, danneggiando pavimenti, camere e impianti. Tre delle sette stanze sono oggi agibili, mentre per la completa asciugatura dell’edificio ci vorranno mesi. Nel frattempo, è stato posato un pavimento temporaneo e si procede con interventi urgenti in attesa delle scelte definitive per i materiali.
A sostenere Klugmann in queste settimane è stata una rete inattesa di solidarietà. «Mi sento grata», confessa. «Colleghi chef, giornalisti, clienti: tutti ci sono stati vicini. Chi ha aspettato, chi ha riprenotato, chi ha offerto aiuto senza che lo chiedessimo». Un sostegno che la chef attribuisce anche al modello del suo ristorante: una realtà indipendente, con 15 dipendenti per soli 22 coperti, fondata sul lavoro quotidiano, sulla fatica e su un rapporto diretto con il territorio.
Ed è proprio sul territorio che Klugmann richiama l’attenzione delle istituzioni. L’evento, definito eccezionale, ha mostrato la fragilità dell’area. «Non ero a rischio prima e non lo sono adesso», spiega, «ma servono manutenzione e cura del letto del fiume. Gli alberi che non dovrebbero esserci vanno rimossi, bisogna occuparsi dei corsi d’acqua con costanza. I politici devono pensare in modo lungimirante, non solo ai voti immediati». Una riflessione che si allarga alla gestione del paesaggio: non solo attrazione turistica, ma luogo di vita, da proteggere con visione e responsabilità.
Intanto, tra gratitudine e stanchezza, si torna ai fornelli. Per la “riapertura” sono previsti nuovi piatti, tra cui un secondo a base di manzo con vinacce di uve bianche, oltre a un brodo e una salsa inediti. Un gesto di resilienza che segna la volontà di ripartire, ancora una volta, attraverso la cucina.
Last modified: Novembre 29, 2025

