Monfalcone (venerdì, 12 dicembre, 2025) — La questione legata alla chiusura della terza moschea in città è approdata ieri in Consiglio comunale, dopo le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’imam di origine marocchina Kinani in merito all’ordinanza di ripristino dei luoghi notificata all’associazione Dzemat per il centro di culto di viale Verdi. Una seduta particolarmente attesa, segnata da toni fermi e da una netta presa di posizione dell’amministrazione.
di Martina Santucci
La riunione si è aperta con la comunicazione del presidente del Consiglio, Gabriele Bergantini, che ha annunciato la decisione dell’Assemblea di devolvere il gettone di presenza alle comunità di Versa e Cormons, colpite dalle recenti alluvioni. Ma il tema centrale è emerso nel corso del question time, quando il consigliere incaricato alla Sicurezza, Anna Maria Cisint, ha espresso forte preoccupazione per le affermazioni dell’imam, definite potenzialmente in grado di alimentare tensioni e ostilità personali.
Cisint ha ricordato come la chiusura della struttura di viale Verdi derivi da un quadro complessivo di irregolarità urbanistiche, sottolineando che l’intervento non ha natura discriminatoria ma risponde a un principio di legalità: “Abbiamo chiuso la terza moschea in città perché irregolare. Respingo con fermezza la dichiarazione secondo cui l’Amministrazione sarebbe anti-musulmana. Il rispetto delle regole non è discriminazione, ma tutela per tutti”. Il consigliere ha inoltre richiamato episodi del passato che, a suo avviso, avrebbero contribuito a creare tensioni, come la marcia del 2023 contro l’allora sindaco.
È intervenuto anche il sindaco, Luca Fasan, confermando sostegno alle parole di Cisint: “Monfalcone è un baluardo di legalità. Le regole valgono per tutti e non possono essere interpretate come ostilità verso una comunità. Lo sconforto non può riguardare chi fa rispettare la legge, ma semmai chi pretende eccezioni”. Fasan ha ribadito la continuità amministrativa di un percorso avviato da anni, volto a garantire uniformità nell’applicazione delle norme.
In chiusura, Cisint ha richiamato il principio costituzionale del diritto di culto, chiarendo però che tale diritto non impone ai Comuni obblighi ulteriori rispetto a quanto previsto dalla legge. Un appello finale al rispetto delle istituzioni e alla necessità di evitare narrazioni che rischiano di distorcere il dibattito pubblico.
Last modified: Dicembre 12, 2025

