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Redford, tra gloria e fragilità: l’eroe hollywoodiano segnato dalla poliomielite

Los Angeles (martedì, 16 settembre, 2025) — La scomparsa di Robert Redford, avvenuta nel sonno a 89 anni, rappresenta un colpo durissimo per il mondo del cinema. Attore iconico e regista impegnato, Redford è stato molto più che una star: è stato un punto di riferimento, un pioniere. Ma anche un uomo che ha convissuto con la fragilità, sin da bambino.

di Martina Santucci

Nella sua autobiografia, Redford raccontò un passaggio delicato della sua infanzia: la poliomielite contratta durante una giornata in mare. Una forma non paralizzante, ma comunque debilitante. Rimase bloccato a letto per due settimane, curato con amore dalla madre, che lo aiutava ogni giorno a riaprire gli occhi con panni bagnati. “Fu un disagio terribile, fisico e mentale”, disse, ricordando anche l’incubo collettivo della malattia prima del vaccino di Jonas Salk.

Redford ha vissuto da sempre nel dualismo tra forza pubblica e fragilità privata. Anche la sua carriera ne è testimonianza: nel 2013 si mise alla prova sul set di All is Lost, girando senza controfigura in condizioni estreme. L’esperienza gli costò cara: sviluppò un’infezione all’orecchio, che lo lasciò con una perdita del 60% dell’udito. Non recuperabile, come gli spiegò l’otorino.

L’attore non ha mai cercato pietà o compassione. Al contrario, ha sempre affrontato tutto con dignità e riservatezza, lontano dalle polemiche e dai riflettori più indiscreti. La sua morte lascia dietro di sé un’eredità immensa fatta di cinema, ma anche di umanità.

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Last modified: Settembre 16, 2025
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